mercoledì 30 novembre 2016

The Art of the Brick

C'è chi con il Lego ci gioca e chi invece utilizza i mattoncini colorati per realizzare spettacolari costruzioni...


E' quello che fa l'americano Nathan Sawaya, che ha abbandonato la professione di avvocato e ha trasformato la sua passione per il Lego in un lavoro.
Da anni le sue opere fanno il giro del mondo con la mostra 'The Art of the Brick' che di recente è arrivata anche in Italia, a Milano e io l'ho visitata.

Questa, tanto per cominciare, è la biglietteria...


All'entrata si assiste a un breve filmato dove Nathan Sawaya si presenta ai visitatori della mostra...


Le sue costruzioni spiccano nelle sale buie dell'esposizione, passando da quelle apparentemente più semplici (si fa per dire, eh)...


a riproduzioni di celebri opere d'arte che lasciano a bocca aperta...


Ogni costruzione è affiancata da un cartellino bilingue che ne indica i dati tecnici, dalle misure, al numero di mattoncini, fino al tempo impiegato per la realizzazione, oltre a una breve descrizione storico-artistica relativa al soggetto originario a cui l'artista si è ispirato.
Ad esempio, per realizzare la riproduzione in scala 1:2 del David di Donatello sono stati utilizzati 16.349 mattoncini...


Ci sono dunque riproduzioni di opere d'arte universalmente conosciute, che siano statue, edifici (come il Partenone), quadri e sculture, ma non solo...
L'artista è riuscito a replicare perfino un rosone della Cattedrale di Chartres.
L'effetto vetrata è stato ottenuto disponendo a strati migliaia e migliaia delle più piccole tessere piatte colorate di Lego su sezioni basali trasparenti, collegate tra loro da una base realizzata con tessere nere e lisce, un lavoro certosino per un totale di 17.842 micro-mattoncini...


Le opere a mio parere più sbalorditive sono le riproduzioni di quadri celebri, realizzati a volte in 3D come il 'Bacio' di Klimt...


o 'solo' bidimensionali...



L'effetto è strabiliante perchè la riproduzione diventa sempre più simile all'originale, se si osserva l'opera a distanza...


mentre avvicinandosi, il disegno scompare e rimane solo l'effetto-pixel...


Guarda ad esempio questo puzzle di mattoncini, apparentementemente accostati senza nessuna logica...


ma se lentamente ti allontani, gli stessi mattoncini cominciano ad assumere i tratti di uno sguardo...


fino ad acquistare la profondità e le sfumature del celebre 'Autoritratto' di Rembrandt, se osservati a distanza...


Essere riconosciuto come il più famoso artista di mattoncini da costruzione ha di certo i suoi vantaggi.
Nel caso della riproduzione della 'Ragazza con l'orecchino di perla' di Vermeer...


la Lego ha realizzato appositamente per Nathan Sawaya un unico ed esclusivo mattoncino...


Nelle sale successive sono esposti i ritratti di personaggi celebri, 'fotografati' con il Lego.
Ti mostro quello di Bob Dylan, tanto per rimanere in tema di attualità...


La mostra prosegue con lavori più personali totalmente ideati dall'artista e accompagnati da suoi pensieri e riflessioni...





Un imponente scheletro di dinosauro lungo quasi 6 metri e fatto con 80.020 mattoncini, occupa da solo una sala espositiva...


Sawaya ha impiegato un'intera estate per realizzarlo e l'ha dedicato ai visitatori più piccoli della mostra...


L'ultima sala raccoglie invece un'evoluzione del lavoro di Sawaya, ovvero la collezione 'In Pieces'.
Sono immagini realizzate combinando moderne tecniche fotografiche con oggetti di Lego inseriti all'interno della scena ed esposti in sala...







Personalmente ho avuto un'impressione di déjà-vu perchè sia le ambientazioni che la tecnica fotografica mi sono sembrati una palese citazione dei quadri di Edward Hopper, al quale invece l'artista non fa il minimo cenno nei pannelli esplicativi delle sue opere...



Il passaggio nel bookshop della mostra è d'obbligo.
Qui si viene accolti da una tavolata di mattoncini, con i quali l'artista invita i visitatori a creare la propria opera...



Naturalmente c'è un'ampia scelta di gadget e capi d'abbigliamento a tema mattoncino, oltre a diverse scatole di Lego.
E non sono uscita a mani vuote...


Ho scelto una t-shirt con la stampa di 'Yellow', l'opera più famosa di Sawaya, che userò in palestra e una scatola di cioccolatini a forma di omino di Lego per il...dopo-palestra 😁

La mostra 'The Art of the Brick'
è a Milano
in via Procaccini, 4
presso la Fabbrica del Vapore
fino al 29 gennaio 2017
Info per orari e biglietti qui

martedì 29 novembre 2016

Bacche d'autunno

Nonostante la pioggia e la nebbia, io non riesco a vedere il mese di Novembre come una pennellata grigia.
Il giardino in autunno regala ancora molti colori.
Vogliamo parlare ad esempio delle bacche che occhieggiano sui rami di molte piante?


Anche le bacche sono bellissime e in questa stagione le utilizzo spesso per decorare la mia casa, al posto dei fiori...




Ho scoperto così che diverse bacche, messe in un vaso con l'acqua, durano più a lungo dei fiori recisi.
Ti ricordi le rose che decoravano le confezioni di Au nom de la rose?
Le avevo messe in un piccolo vaso di vetro, aggiungendo come 'contorno' proprio le bacche che avevo in casa già da una settimana...




Le rose ormai sono appassite e le ho buttate, ma le bacche sono ancora qui!

Anche tra la vegetazione spontanea, considerata infestante, si possono fare ritrovamenti interessanti.
Nel parcheggio incolto dietro casa mia cresce rigogliosa la Fitolacca, un'erbacea che io trovo bellissima e che in autunno matura dei grappoli di bacche nere.
Gli steli lunghi e flessuosi portano molti grappoli nei diversi stadi di maturazione, con interessanti accostamenti cromatici...


Di solito mi bastano 2 o 3 rami, perchè da soli riempiono già il vaso.
Mi piace però usare contenitori di vetro trasparente perchè lasciano a vista gli steli rosso-violaceo che sono altrettanto belli da vedere...


Bisogna comunque fare molta attenzione perchè le bacche mature della fitolacca MACCHIANO!
Le prime volte per sicurezza mettevo un largo vassoio di legno sotto il vaso, perchè temevo che le bacche staccandosi dai rami sporcassero il tavolo.
Invece ho visto che le bacche della fitolacca appassiscono, rimanendo però attaccate allo stelo.
L'unica accortezza è quella di non mettere i rami a contatto con le pareti imbiancate di casa e di non schiacciare le bacche.
Lo scorso anno con i rami di fitolacca, privati delle foglie, avevo perfino composto un bouquet da paura 😁


Mi piacciono anche i cinorrodi delle rose.
La loro bellezza però ha breve durata perchè le bacche rapidamente anneriscono.
Trovo comunque che siano decorative anche quando perdono i loro bei colori.


Si possono fare anche delle piccole composizioni, accostando tra loro bacche diverse, magari scegliendo dei contenitori particolari.
Qui, ad esempio, ho utilizzato rami di rosa con cinorrodi e rami con meline decorative...


Insomma, basta guardarsi attorno e lasciar correre la fantasia!

lunedì 28 novembre 2016

Una spa riservata alle regine

La Villa Reale di Monza sta ritornando ai suoi antichi splendori e, grazie ai lavori di restauro, nuovi tasselli vanno lentemente a ricomporre il mosaico della sua storia.
Sembra incredibile, ma già nel '700 questa 'residenza di campagna' voluta dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria per il figlio Ferdinando d'Asburgo era dotata di un lusso esclusivo: una vera e propria spa per il benessere personale e il relax delle sovrane...


Sono tre locali collocati nel quarto sud del piano terra del corpo centrale della Villa, collegati tramite una scala agli appartamenti riservati alle regine e alle principesse che hanno abitato il palazzo.
Questi locali furono realizzati appositamente dall'architetto imperiale Giuseppe Piermarini per Maria Beatrice d'Este, moglie dell'Arciduca Ferdinando e prima inquilina della Villa Reale di Monza.
Furono però scoperti solo 15 anni fa, quando il Comune di Monza iniziò i lavori di ristrutturazione di questi locali, apparentemente anonimi e di servizio, per ricavare un deposito da destinare ai Musei Civici della città.


Durante i lavori sono tornate alla luce le pareti originarie e il sistema di chiodi e tavelle che formavano una camera d'aria per combattere l'umidità e una canalizzazione che portava l'acqua alla vasca.



La vasca ovale di rame dorato era collocata nella nicchia in fondo al primo locale absidato.
Dietro la parete, una stufa garantiva la temperatura ideale al bagno e al tepidarium.


I decori del soffitto sono invece di epoca successiva e furono voluti da Amalia di Baviera, moglie del vicerè del Regno d'Italia Eugenio di Beauharnais, che qui si stabilì nei primi anni del 1800.
E proprio in onore di Amalia, che molto amò Monza e che qui visse un periodo felice della sua vita, si è deciso ora di denominare questi spazi 'Il Bagno della Viceregina', per distinguerli dai bagni presenti invece negli appartamenti privati al primo piano della Villa Reale.


Il soffitto, dipinto di un tenue azzurro cielo, mostra un volo di uccelli...


mentre cigni, sirenette, maschere e una testa di Medusa decorano le volte...


Il secondo locale di questa spa antelitteram era destinato al relax dopo il bagno.


Anche qui il soffitto presenta delicati decori...


Grazie agli accurati inventari dell'epoca, tutt'oggi conservati tra i documenti storici della Villa Reale, possiamo conoscere gli arredi di questi spazi.
Proprio nel secondo locale c'erano '4 materassi di prima classe' oltre a tavolini da gioco, capolavori d'intarsio del celebre ebanista Giuseppe Maggiolini di Parabiago.
Insomma, questi locali dedicati all'igiene personale erano anche un rifugio accogliente, riservato però solo alle donne.
Dopo Beatrice d'Este e Amalia di Baviera, anche Maria Elisabetta di Savoia Carignano (moglie dell'Arciduca Ranieri) e Carolina del Belgio utilizzarono questo bagno.
La terza stanza, alla destra della scala d'accesso, era il locale di servizio delle domestiche che accudivano le sovrane durante i loro rituali di benessere.


La stretta scala che conduce ai bagni e che li collegava direttamente agli appartamenti privati, da sempre destinati alle sovrane, era all'origine a doppia rampa.
Fu Margherita di Savoia (moglie di Re Umberto I) che, durante i lavori di ristrutturazione della Villa Reale avvenuti nel 1895, fece modificare la destinazione d'uso di questi locali.


La regina infatti volle avere il bagno personale accanto alla sua camera da letto, negli Appartamenti Reali a lei riservati al primo piano della Villa.
E si trattava di un bagno più moderno per funzioni e disposizione: un locale era destinato alla sola latrina regale...



Il nuovo bagno della regina Margherita occupava gli spazi in precedenza utilizzati come studio e questo spiega la presenza di pavimenti di pregio, intarsiati ad opera del Maggiolini, ma inadatti a un bagno...


La vasca di rame fu perciò trasportata a questo piano e fatta ri-dorare, ma nel 1872 la regina Margherita fece acquistare una nuova vasca, interamente in marmo di Carrara e avvolta da una nicchia, semi-incassata nel pavimento, che possiamo vedere ancora oggi...


Un camino d'angolo in marmo bianco, recante lo stemma di Casa Savoia, riscaldava il bagno...


Da allora le stanze da bagno del piano inferiore non furono più utilizzate per l'igiene quotidiana e cambiarono destinazione d'uso.
La regina Margherita le trasformò in stanze-guardaroba per i suoi abiti pesanti.
Fece anche costruire a tale scopo un apposito armadio a ferro di cavallo, tuttora presente nella Villa Reale, ma che si è preferito non ricollocare qui, lasciando che le stanze mostrassero la loro originaria funzione di area-benessere.
Dopo la fuga da Monza dei Savoia, iniziò il periodo di abbandono e degrado della Villa e in tempi più recenti questi ambienti vennero occupati dalla Biennale e Triennale d'Arte e della spa delle regine scomparve anche il ricordo.

'Il Bagno della Viceregina', riaperto in questi giorni solo per la stampa e per piccoli gruppi, per ora non è incluso nei tour delle visite guidate della Villa Reale di Monza.