martedì 31 maggio 2016

Ligustro

Mi piace il ligustro e in particolare amo il profumo dei suoi fiori che sbocciano proprio in questo periodo.
Lo associo ai ricordi della mia infanzia, a un giardino che ora non esiste più, quello dei miei nonni, dove una lunga siepe di ligustro separava il giardino dal frutteto e faceva da sfondo a una fontana ricoperta dal muschio.
Così, anni più tardi, ero rimasta molto sorpresa nello scoprire che invece il ligustro è una pianta detestata dalla maggior parte dei giardinieri, considerata al pari di una infestante.


Eppure negli anni '50-'60 il ligustro era molto utilizzato per fare le siepi nei giardini e a volte mi capita di scoprire ancora oggi alcune di quelle vecchie siepi, come questa che ho trovato fuori Monza, ricoperta da una profumatissima cascata di fiori bianchi...



o questa, che faceva da recinzione a una casa ora abbandonata...



Credo che il disamore nei confronti del ligustro sia stato causato principalmente dal non essere una pianta sempreverde e quindi per l'utilizzo a siepe gli sono stati preferiti altri arbusti che invece mantengono le foglie anche in inverno, come lauroceraso, piracanta o fotinia, tanto per citarne qualcuno di moda ora.
Eppure, schifato dai giardinieri moderni, il ligustro continua a comparire anche nei luoghi più inaspettati.
Le sue bacche nere infatti sono molto appetite dagli uccelli che provvedono quindi a spargerne i semi.
Guarda ad esempio questo ligustro, spuntato proprio in mezzo a un cespuglio di berberis...



Sono tornata qualche giorno fa per fotografarlo di nuovo e ho trovato che i giardinieri comunali avevano provveduto a ripulire e ridimensionare l'aiuola ma, per fortuna, hanno conservato il ligustro, trasformato in un grazioso alberello...


Anche Vita Sackville-West non aveva in simpatia il ligustro che considerava volgare, scialbo e monotono e perfino '...ladro di terreno, con le sue intricate radici che chiedono nutrimento e umidità, e di conseguenza ne privano ogni altro abitante concorrente...'
Sarà, ma io continuo ad amarlo e, quando ho scoperto di averne anch'io qualche piantina nel mio giardino, seminata dagli uccelli proprio in mezzo alla siepe di piracanta, è stato come aver ricevuto un grande regalo.

lunedì 30 maggio 2016

I temp(l)i cambiano

Lo scorso autunno davanti alla Villa Reale di Monza è comparsa una strana 'costruzione'...



Si tratta di una scultura dell'artista biellese Michelangelo Pistoletto, intitolata 'I temp(l)i cambiano'.
L'opera era stata commissionata nel 2009 da Ecodom, il consorzio italiano che si occupa del recupero di rifiuti elettrici ed elettronici.
E proprio con questi rifiuti è stata composta la scultura: le colonne del tempio sono realizzate con 32 cestelli di lavatrice incastrati uno sull'altro, mentre il fregio del timpano è formato da decine di serpentine di frigoriferi.
Il tempio è alto circa 3 metri e mezzo e pesa quasi 300 kg.
La scultura è posizionata su una base inclinata e altalenante e, nelle intenzioni di Pistoletto, rappresenta il passaggio dall'era del progresso a quella del riciclo


In realtà quella di Monza è per l'opera di Pistoletto l'ultima tappa di un lungo giro d'Italia, dopo essere stata utilizzata per molti eventi pubblici.
Ora però la scultura ha trovato la sua sede definitiva: 'I temp(l)i cambiano' è stata infatti concessa da Ecodom in comodato d'uso alla Villa Reale di Monza che si occuperà anche della futura manutenzione.


Mi piace questo tempio del riciclo posto in bilico accanto allo scalone d'ingresso della Villa Reale che, da quando è stata restaurata e riaperta al pubblico, si è anch'essa 'riciclata' a una nuova vita, proponendosi non solo come luogo storico ma anche come spazio per mostre e proposte culturali e artistiche di qualità, senza  dimenticare che nel Belvedere della Villa si trova il Design Museum della Triennale.

I tempi cambiano...e ora è tempo di riciclare!

venerdì 27 maggio 2016

Frutti da museo

Tra gli eventi collaterali organizzati da Orticola di Lombardia in occasione della annuale mostra florovivaistica milanese, è stata esposta al pubblico la collezione Garnier Valletti di modelli in gesso e cera di frutti, presso l'Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere a Palazzo Brera


La produzione di frutti artificiali, in gesso, cartapesta o cera, iniziò nella seconda metà del '700 per integrare lo studio e la documentazione delle varietà di frutta coltivate e fino allora descritte solo in maniera bidimensionale, con disegni che non rendevano la volumetria dei frutti.
La ceroplastica ebbe una grande diffusione a Firenze e la sua importanza nel supporto dell'insegnamento medico-botanico favorì lo sviluppo dell'attività in Toscana prima e successivamente anche a Milano.

Poichè con la ceroplastica la frutta veniva riprodotta in maniera pressochè perfetta, la frutta artificiale diventò di moda non solo come uno strumento didattico ma anche come un mezzo di promozione commerciale e un soggetto artistico-decorativo


Francesco Garnier Valletti (1808-1889) fu sicuramente uno dei migliori modellatori-ceroplasta.
Le sue opere furono acquistate dalle più importanti università e musei e gli fecero ottenere riconoscimenti, premi e medaglie da tutta Europa.
Garnier Valletti si avvaleva di una tecnica segreta che custodiva gelosamente e che venne rivelata solo dopo la sua morte da un suo allievo.
Innanzitutto eseguiva un disegno dal vero e a grandezza naturale, riproducendo meticolosamente ogni minima caratteristica del frutto e integrandolo con appunti e osservazioni di carattere botanico.


Dallo stesso frutto otteneva quindi un calco in gesso nel quale poi colava il suo impasto segreto.
Nel modello inseriva anche un gancio metallico che gli serviva per appenderlo durante la coloritura e che in seguito veniva trasformato nel picciolo del frutto stesso.
All'interno del modello inseriva un foglietto con la sua firma e la data di esecuzione.
Seguiva poi un meticoloso lavoro di lisciatura e pittura, riproducendo anche la minima irregolarità, ma la sua perfezione era tale che arrivava perfino ad aggiungere materiale all'interno del frutto, affinchè il modello avesse lo stesso peso dell'originale.

Nella mostra sono esposti anche modelli in cera della stessa varietà di frutto eseguiti da altri ceroplasti e accostati a confronto con quello riprodotto da Garnier Valletti


La descrizione naturalistica delle varietà vegetali si è affermata a partire dal '600-'700 con una particolare pittura di genere, la cosiddetta 'Natura Morta', che ebbe validi rappresentanti nell'arte fiamminga per poi diffondersi in Italia e nel resto dell'Europa.
Celebre è ad esempio la 'Canestra di frutta' dipinta minuziosamente dal Caravaggio


e di cui alla mostra dell'Accademia è stata esposta la perfetta riproduzione in cera eseguita recentemente dall'artista Paola Nizzoli.
Purtroppo, come ti ho spiegato nel post di ieri, mi è stato proibito fotografarla.

giovedì 26 maggio 2016

Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere

Di recente, grazie agli eventi organizzati da Orticola di Lombardia in contemporanea con la mostra florovivaistica, ho avuto l'opportunità di entrare all'Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere a Milano


L'Istituto ha una storia antica e prestigiosa.
Fondato da Napoleone nel 1797, alcuni anni più tardi ha trasferito la propria sede a Milano nel Palazzo di Brera, dove si trova a tutt'oggi.
L'Istituto raccoglieva le menti più illuminate dell'epoca a cui erano affidati studi e ricerche, come Alessandro Volta, Antonio Scarpa, Andrea Appiani, Vincenzo Monti.


Poichè i membri dell'Accademia erano stipendiati dal Governo, dovevano presentare ogni due anni approfondite relazioni sullo stato delle loro ricerche.
Questi volumi, conservati presso l'Istituto, hanno quindi un grande valore non solo storico ma anche scientifico.


Qui ad esempio sono conservati in un'apposita sala i preziosi manoscritti e alcuni reperti di Alessandro Volta.
Una gentilissima signora mi ha raccontato storia, vicende e il grande valore dell'Accademia e mi ha fatto un enorme piacere la sua disponibilità e il suo autentico entusiasmo.
Purtroppo però, durante la mia visita, sono stata affiancata da un guardiano-mastino che non mi ha mollato un attimo e mi ha proibito categoricamente di fare foto, perfino ai pannelli esplicativi di cartone!


Le poche foto che vedi sono infatti state scattate prima dell'arrivo del guardiano e non rendono assolutamente l'idea di quello che invece ho potuto vedere


Faccio presente che tutto il materiale è conservato sotto teche di vetro o dentro antichi scaffali chiusi a chiave e quindi non so come avrei potuto danneggiarlo o rubarlo.
Davvero poi non capisco il divieto di scattare foto che ora trovo in molti musei.
Se le foto sono fatte senza flash, che danni possono fare?
Forse problemi di copyright?
Potrei capire se mi presentassi con macchine fotografiche professionali e cavalletti, ma perchè proibire l'uso perfino a chi come me utilizza una compatta che sta nel palmo di una mano e, ripeto, senza usare il flash?
Per me è importante poter fare foto a ciò che vedo, perchè sono i miei 'appunti fotografici' che mi aiutano a ricordare ciò che altrimenti dimenticherei nel giro di poco tempo.

La sala dedicata a Volta, ad esempio, oltre ad avere un bellissimo soffitto decorato, raccoglie volumi, manoscritti, reperti  che mi sarebbe piaciuto mostrarti e rivedere nel tempo.
Sotto teche ricordo di aver visto anche una spada consegnatagli da Napoleone durante il conferimento di alcune onoreficenze e la minuta di una lettera inviata da Volta a Sir Joseph Banks, presidente della Royal Society di Londra (nonchè botanico e cacciatore di piante) che annunciava l'invenzione della pila.

Comunque sia, io ero andata all'Istituto per vedere i frutti realizzati in cera della Collezione Garnier Valletti...


Ma di questi, se pur con pochissime foto, ti racconterò domani nel post Frutti da museo

mercoledì 25 maggio 2016

Sciatt à porter

Conosci gli sciatt?
Sono un piatto tipico della Valtellina, che consiste in croccanti frittelle di grano saraceno ripiene di formaggio Casera e fritte nell'olio bollente


A Milano c'è un locale che prende il nome da questo cibo di montagna e lo offre in versione street-food dentro un cartoccio, oltre a un'ottima selezione di altri piatti e dolci valtellinesi.
Già dall'esterno il locale appare invitante, con una piccola area-ristoro all'aperto nei toni del verde...


e anche l'interno è accogliente e fresco, arredato in quello stile country-chic che tanto va di moda a Milano...



dal tono minimalista ma ingentilito da simpatici decori.
Inoltre, particolare non trascurabile che ben contribuisce a rendere accogliente questo piccolo locale, non c'è nessuna musica in sottofondo ma la registrazione del cinguettio degli uccellini




Ma torniamo agli sciatt...
Ne ho ordinato un cartoccio che ho deciso di mangiare al tavolino e che perciò mi è stato servito con vassoio e porta-cono, con l'aggiunta di un tocco floreale...


Il cartoccio conteneva 6 sciatt, immersi in una non ben identificata insalatina, comunque piacevole visto che accompagnava un fritto...



Gli sciatt erano buoni, caldi ma non bollenti e perciò facilmente mangiabili.
Avrei potuto terminare qui il mio veloce spuntino ma mi sono lasciata tentare da un'altra specialità valtellinese, la torta di grano saraceno ripiena di mirtilli, servita con un ciuffo di panna montata...


Del resto, sulla parete di fronte a me, c'era appesa questa lavagna...


Sciatt à porter, un angolo di Valtellina a Milano
in viale Monte Grappa 18
Questo  il sito ufficiale
(N.B.: il locale apre a mezzogiorno e non alle 7,30 come indicato nel sito)

martedì 24 maggio 2016

World Press Photo 2016

Nei giorni scorsi sono andata a vedere la 59^ edizione del World Press Photo, uno dei più importanti riconoscimenti nell'ambito del fotogiornalismo mondiale.
Tutte le foto vincitrici vengono presentate in un tour che durante l'anno raggiunge 100 città di 45 nazioni e Milano è proprio una di queste città.

Questa è la 'Foto dell'anno 2015' del fotografo australiano Warren Richardson.
E' stata scattata nella notte del 28 agosto 2015 lungo il confine tra la Serbia e l'Ungheria.
Il fotografo accompagnava da 5 giorni un gruppo di profughi siriani che cercavano un varco per entrare in Europa, lungo un confine pattugliato da militari.
La foto è stata presa nell'attimo in cui un uomo passa il proprio bambino nelle braccia di un altro uomo al di là del filo spinato


E' una foto in bianco e nero, sgranata e scattata senza flash alla sola luce della luna, per non attirare la polizia ed è stata intitolata 'Hope for a new life'.

Le foto che partecipano al World Press Photo non sono arte ma giornalismo e informazione, e per questo ogni foto è attentamente controllata e verificata.
Ci sono otto differenti categorie: attualità, vita quotidiana, spot news, notizie generali, ritratti, natura, sport e progetti a lungo termine.

Te ne mostro qualcuna...











Alcune foto sono di una bellezza incredibile, altre sono crudeli e devastanti, ad altre ancora non sono riuscita nemmeno ad avvicinarmi, ma l'unico vincolo che viene posto a chi ospita la mostra è che tutte le immagini premiate siano esposte senza censura.

World Press Photo 2016
presso la Galleria Carla Sozzani
Corso Como, 10 - Milano

Ingresso libero
fino al 5 giugno 2016

lunedì 23 maggio 2016

I graffiti di Dolce & Gabbana

Di recente i marciapiedi di Milano sono diventati il luogo per un progetto di street-art firmato Dolce & Gabbana.
Sono graffiti eco-sostenibili che rappresentano la coppia di stilisti nella loro interpretazione della famiglia...


Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono ritratti in stile cartoon insieme ai loro gatti, Zambia e Congo, e i loro tre cani labrador, Mimmo, Rosa e Totò.
La #DGFAMILY è ritratta per ben 100 volte in altrettanti luoghi di Milano.
Si tratta di disegni temporanei, realizzati con una miscela naturale e non inquinante di argilla, gesso, cellulosa e coloranti alimentari, stesa con uno stencil.
Sono graffiti destinati comunque a sparire nel giro di un paio di settimane.


Il progetto di street-art dei due stilisti italiani ha coinvolto anche Parigi, Londra e New York, dove i disegni sui marciapiedi sono stati però eseguiti con la tecnica del Reverse Graffiti, utilizzando cioè solamente acqua, ripulendo lo sporco delle superfici e formando il disegno grazie al contrasto sporco/pulito.

Se vuoi scoprire i luoghi dove si trovano questi graffiti, trovi le mappe QUI 

sabato 21 maggio 2016

Alla toilette #1

Toilette sì...ma d'artista!

Uomo


Donna


Autore: Kris Ruhs

Presso 10 Corso Como - Milano

venerdì 20 maggio 2016

Biancolatte

Quando devo andare a Milano, per evitare stress da ricerca parcheggio per l'auto, preferisco utilizzare i mezzi pubblici, ovvero treno e metro.
Per questioni di orari dei mezzi, mi capita spesso di arrivare con parecchio anticipo e così, per ingannare l'attesa, gironzolo un po' qua e là e mi fermo a bere un caffè.
Ed è così che scopro locali inaspettati, come Biancolatte...


Già dall'esterno si vedono gli interni color latte e i piccoli villaggi di bianche casette di metallo con le finestrelle illuminate, con piccole piantine a ricreare un ambiente da fiaba...


All'entrata c'è il bancone del bar, affollatissimo e preso d'assalto per le colazioni al volo prima di andare in ufficio, ma sul retro c'è una tranquilla sala dove sedersi con calma, immergendosi in un ambiente country-chic molto 'biancolatte'...


Il servizio è veloce perchè a Milano non c'è tempo da perdere, ma in questa saletta si può fare colazione con tranquillità.
Io ho scelto un biscotto frollino casalingo accompagnato dal 'biancottino hot', ovvero un caffè con cioccolata calda...


Le proposte in menù sono principalmente a base di latte, esposto un po' ovunque nelle tradizionali e ormai scomparse bottiglie di vetro e, oltre ai classici cappuccini, caffè e cioccolata, ci sono pure le tazze vintage di caffelatte fumante.
Torte, pasticcini, brioche e anche gelati, tutti artigianalmente prodotti quotidianamente sul posto, completano l'offerta per la colazione anche se il locale è attrezzato pure come ristorantino



Insomma, il locale è proprio bellissimo e curato nei minimi particolari...



All'interno del locale si apre anche uno spazio-shop che, te lo dico subito, è caro come il fuoco ma che comunque merita di essere esplorato...


Qui si trova una bella raccolta di oggettistica per la casa, vasellame e curiose idee regalo, il tutto naturalmente molto ben esposto...


e una piccola selezione di prodotti artigianali a marchio Biancolatte, oltre ai tè di Løv Organic, nelle inconfondibili lattine colorate...



Biancolatte si trova a Milano in via Turati, 30
QUI  il sito ufficiale.